L'ufficio liturgico del lettore è la proclamazione delle letture nell'assemblea liturgica. Di conseguenza il lettore deve curare la preparazione dei fedeli alla comprensione della parola di Dio ed educare nella fede i fanciulli e gli adulti. Ministero perciò di annunciatore, di catechista, di educatore alla vita sacramentale, di evangelizzatore a chi non conosce o misconosce il Vangelo. Suo impegno, perché al ministero corrisponda un'effettiva idoneità e consapevolezza, deve essere quello di accogliere, conoscere, meditare testimoniare la parola di Dio che egli deve trasmettere (cfr MQ e Rito dell'istituzione del lettore).

L'ufficio liturgico dell'accolito è di aiutare il presbitero e il diacono nelle azioni liturgiche; di distribuire o di esporre, come ministro straordinario, l'Eucaristia. Di conseguenza, deve curare con impegno il servizio all'altare e farsi educatore di chiunque nella comunità presta il suo servizio alle azioni liturgiche. Il contatto che il suo ministero lo spinge ad avere con "i deboli e gli infermi" (cfr Rito dell'istituzione dell'accolito) lo stimola a farsi strumento dell'amore di Cristo e della Chiesa nei loro confronti. Suo impegno sarà, quindi, quello di conoscere e penetrare lo spirito della liturgia e le norme che la regolano; di acquistare un profondo amore per il popolo di Dio e specialmente per i sofferenti.
L'età conveniente per l'assunzione di questi due ministeri viene stabilita a 21 anni. Prima di quest'età pare difficile un orientamento stabile della persona e un acquisito rapporto pastorale del candidato con la comunità.

L'accedere a questi ministeri suppone un'intensa vita di fede, un comprovato amore e capacità di servizio alla comunità della Chiesa, la decisione di dedicarsi con assiduità a questi compiti, la competenza sufficiente per svolgere i propri uffici liturgici, e insieme la decisa volontà di vivere la spiritualità propria di questi ministeri.

Le Chiese locali, mediante opportune iniziative, aiuteranno chi desidera prepararsi a questi ministeri. Il discernimento circa l'attitudine e l'avvenuta preparazione spirituale e qualificazione pastorale sarà compito del vescovo. Infatti, ogni candidato che intende accedere ai ministeri ne farà domanda al vescovo "cui spetta l'accettazione" (MQ, VIII/a).

Sarà da curare contemporaneamente l'educazione della comunità a evidenziare e a ricevere questi ministeri, affinché essi non restino un fatto privato dei candidati.

L'istituzione di questi ministeri suppone, pertanto, sempre una vita di comunità molto dinamica: una Chiesa raccolta attorno alla parola di Dio e all'Eucaristia, con la costante e viva tensione che la Parola "cresca, e si moltiplichi il numero dei discepoli" (At 6,7) mediante il "ministero dell'Evangelo"; e gli uomini dall'Evangelo raggiunti, possano "offrire se stessi come sacrificio vivo, santo gradito a Dio" (Rm 12,1).

L'esercizio dei ministeri implica sempre un cammino progressivo, che può approdare in alcuni casi anche al diaconato e al presbiterato; tuttavia, si dovrà evitare l'assommarsi di diversi ministeri nella medesima persona: diversamente sarebbe un contrastare l'istanza della varietà e distribuzione dei ministeri nel popolo di Dio, quale è messa in luce dal Motu proprio Ministeria Quaedam.

In ogni caso, gli interstizi fra un conferimento e l'altro di ministeri diversi alla medesima persona siano almeno di un anno. Non deve infatti apparire troppo provvisorio e troppo personale l'esercizio del ministero, che invece ha bisogno di continuità e di consapevole accoglimento da parte dei fedeli.

Il rito di istituzione dei ministeri sia compiuto con il massimo di significazione; si curi cioè la preparazione della comunità in cui verranno istituiti; per quanto possibile, gli uffici commessi al lettore o all'accolito non vengano facilmente affidati ad altri, con il rischio di estenuare l'obiettiva missione conferita.

I vescovi avranno cura di riunire periodicamente coloro che sono stati isti¬tuiti lettori e accoliti. E' il vescovo infatti "l'economo della grazia del sommo sacerdozio" (Orazione consacro in rito bizantino): come la "Chiesa è nel vescovo", così ogni ministero converge e si connette con il ministero episcopale. E la Chiesa è tanto più organica e dinamica quanto più la pluralità dei ministeri si effonde e si esercita in armonica coesione e integrazione pastorale.

Come l'ammissione ai ministeri suppone la dichiarata abituale disponibilità del soggetto e la riconosciuta sua idoneità, così il venir meno di queste due condizioni è motivo di sospensione o di esclusione dall'esercizio dei ministeri medesimi.
Spetta al vescovo o all'Ordinario dispensare temporaneamente o definitivamente, su domanda dell'interessato, dall'esercizio del ministero ricevuto.
E', ugualmente, dovere-diritto del vescovo dichiarare in ultima istanza escluso dall'esercizio del ministero chi se ne mostri pubblicamente indegno o per condotta o per deviazione dottrinale, nella comunità in cui è inserito.
In ogni caso, la capacità e la buona reputazione del soggetto dovranno essere garantite nella forma più comunitaria possibile e con la testimonianza di chi nella comunità rappresenta l'Ordinario (parroco o Superiore).

Per meglio provvedere alle eventuali sospensioni o esclusioni dall'esercizio dei ministeri, questi potrebbero essere conferiti "ad tempus" (tre o cinque anni), fermo restando che la facoltà di esercitarli è rinnovabile, senza rinnovare il rito, e che il vescovo può sempre dichiarare la decadenza per indegnità.

E' stato fatto presente il desiderio, largamente diffuso, dei religiosi "fratelli laici", di accedere ai ministeri del Lettorato e dell' Accolitato. In proposito:
a) sembra da respingere l'orientamento di un'istituzione generale dei due ministeri a tutti i religiosi. Sarebbe un'inflazione non richiesta dall'effettiva necessità di esercizio, contraria ai motivi che hanno ispirato la riforma del Motu proprio Ministeria Quaedam;
pare più giusto il criterio di istituire coloro che all'interno delle famiglie religiose di fatto espleteranno questi ministeri, come anche coloro che saranno destinati al servizio stabile in comunità ecclesiali.

I ministeri conferiti ai laici, non aspiranti al diaconato o al presbiterato, siano esercitati nell'ambito della propria diocesi e, per i religiosi, anche nell'ambito del proprio istituto.

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