Attualità

Rose Busingye: «Preservativo contro l'Aids?Non è la soluzione»


«La nostra salvezza non sta dentro un pezzo di plastica. Dobbiamo tornare a essere uomini veramente. Uomini che hanno dignità e hanno valore». Rose Busingye, infermiera ugandese, passa la sua vita ad accogliere e curare gli ammalati di Aids assieme all’ong italo-svizzera Avsi-Avaid al Meeting Point di Kampala, capitale dell’Uganda.

Per lottare oggi contro l’Aids ha ragione chi sostiene a spada tratta l’uso del preservativo?
Il preservativo non serve a nulla se non si cambia prima il metodo, la vita. Applicare uno strumento e non cambiare la vita non porta a niente. Sarebbe come dire: tu sei un animale, che agisce soltanto seguendo il suo istinto, non sei un uomo che può controllarsi. Per questo da noi, in Africa, oggi l’uso del preservativo è visto soltanto come ultima spiaggia. Dobbiamo chiederci che senso ha il sesso. Oggi è come se fosse la cosa più importante del mondo. È l’esaltazione di un idolo. Se voglio bene all’altro e so che il metodo che sto usando porta in sé un minimo di pericolo, allora non rischio. Il vero problema è educare la persona a comprendere che ha un valore più grande, di cui è responsabile. La questione vera è il riconoscere il valore di sé stessi.

Lei da anni lavora con i malati di Aids, li accoglie, li cura. Come reagiscono quando gli propone questo nuovo modo di guardare alla loro vita?
Io non è che "propongo" questo. Lo vivo, e loro lo vedono in me. Educare significa portare la persona a questa conoscenza di sé. E si conosce quello che si è camminando con qualcuno che è più grande. La mia non è una predica, è qualcosa che si vede vivendo. Facendo insieme questo cammino uno si rende conto che rispondere soltanto a un bisogno (come può essere il sesso) dimenticando la totalità della propria persona lascia insoddisfatti. Perché il cuore è desiderio di infinito.

L’Uganda, negli ultimi dieci anni, ha conosciuto una drastica diminuzione del numero di persone infette da Aids (dal 21% al 7%). Segno che questa educazione sta funzionando...
Questo nuovo modo di guardarsi in Uganda ha cambiato tutti. Perché quando qualcuno possiede una consistenza nessuno lo muove più. In Uganda abbiamo la fortuna di avere un presidente, Yoweri Museveni, che lo ha capito sin da subito. E ne sono molto orgogliosa. Non è un cattolico, eppure è tra coloro che tre anni fa, nella bufera nata dopo le dichiarazioni del Papa in occasione della sua visita in Africa, si è subito schierato dalla sua parte. Museveni ha da subito affermato che bisogna ritornare alle origini. Perché la nostra "salvezza" non è dentro un pezzo di plastica. Non ci salveremo grazie a un preservativo. Dobbiamo tornare a essere uomini veramente. Uomini che hanno dignità e che hanno valore. Attenzione: questo non è un discorso cattolico, perché questo valore non ce lo dà la religione, e nemmeno il Papa. Il Papa ce lo fa conoscere, ci educa a capire che siamo uomini che hanno un valore infinito. Rispondere al nostro istinto, ai nostri bisogni immediati, è troppo poco per la grandezza del nostro cuore.

Cosa manca a noi occidentali?
Il gusto per la bellezza, per il costruire cose belle, per il riconoscere la verità, che era una caratteristica della cultura europea (come è una caratteristica della tradizione dell’uomo). Oggi, però, voi europei lo state dimenticando, lo state perdendo. E lo state perdendo perché avete paura della fatica. Quello che vedo in voi è un continuo "copiare" cose inutili: la moda, ciò che la televisione dice, ciò che gli altri fanno. Invece dovreste "copiare" ciò che scoprite come corrispondente al vostro cuore. State perdendo la capacità di comprendere cosa è bello e cosa è vero per voi.


Gregorio Schira

Fonte: Avvenire.it

Tetraplegica dalla nascita diventa mamma

Gloria, 28 anni, ha vinto paure e rischi


PADOVA - Tetraplegica dalla nascita e senza speranze di divenire madre ha vinto paure e rischi ed ha dato alla luce la piccola Alessandra. Gloria, questo il nome della neomamma 28enne, ha ''scommesso'' su se' stessa, con a fianco sempre il marito - come racconta - e grazie all'equipe del Policlinico di Abano (Padova) ha avuto una figlia quando le donne con la sua malattia non potrebbero averle.

Gloria e' affetta da tetraparesi spastica, una condizione che l'ha costretta sulla sedia a rotelle da quando era bambina, con handicap alle braccia e alle gambe, vittima di danni nel momento della nascita. Nonostante i suoi problemi non ha mai nascosto a se' stessa ne' agli altri la sua volonta' di diventare madre. E quando Gloria ha deciso assieme a suo marito che il momento era arrivato, la sua positivita', forza di volonta' e lucidita' - rilevano i medici di Tutela della Salute della Donna e della Vita Nascente di Abano - non lasciavano spazio a dubbi che ce la potesse fare.

A seguire Gloria costantemente per i nove mesi di gestazione fino al parto cesareo e' stata l'equipe ostetrica guidata dal dott. Gianluca Straface, con il responsabile dell'attivita' di neonatologia dott. Vincenzo Zanardo e la ginecologa dottoressa Marina Pace.

15 giugno, 19:13  Fonte: Ansa

Rinvia le cure e muore per far nascere il suo bimbo

 

ROMA - Chiara Corbella aveva 28 anni. Era sposata con Enrico Petrillo. Entrambi romani, dell’Aurelio. Una coppia normalissima, molto credente. Una di quelle della generazione Wojtyla, cresciuta in parrocchia a pane e Gmg. La loro è una storia incredibile che in questi giorni rimbalza su internet e merita di essere raccontata. Dopo essersi conosciuti a Medjugorje, si sono fidanzati e a settembredel 2008 hanno coronato la loro storia d’amore con il matrimonio. Dopo pochi mesi Chiara, come desideravano, è rimasta subito incinta. Di Maria.

Una notizia fantastica. Ma purtroppo alla bimba, sin dalle prime ecografie, è stata diagnosticata un’anencefalia (una malformazione congenita grave dove il nascituro appare privo totalmente o parzialmente dell’encefalo). Senza alcun tentennamento Enrico e Chiara l’hanno accolta comunque e accompagnata nella nascita terrena e, dopo circa 30 minuti, come dicono i loro amici «alla nascita in cielo». Al funerale Enrico e Chiara erano lì, accanto a quella piccola bara bianca: hanno scritto e cantato per tutta la messa aggrappati a una grande fede. Qualche mese dopo, ecco un’altra gravidanza. Ma come se qualcuno avesse voluto mettere alla prova i cuori di quei due giovani ragazzi, anche in questo caso le prime ecografie non sono andate bene. Il bimbo, questa volta era un maschietto, era senza gambe. Senza paura e con il sorriso sulle labbra hanno scelto ancora una volta di portare avanti la gravidanza. Qualcosa di difficile, forse da comprendere, eppure Enrico raccontava la sua gioia di avere un bimbo anche se privo delle gambe. Purtroppo, però, verso il settimo mese, l’ecografia ha evidenziato delle malformazioni viscerali con assenza degli arti inferiori e incompatibilità con la vita. Spacciato. Ma i due giovani con il sorriso hanno voluto accompagnare il piccolo Davide, questo il nome che avevano scelto per lui, fino al giorno della sua venuta alla luce. Poco dopo la nascita anche Davide è deceduto.

Un altro funerale. Un’altra croce. Ma una voglia infinita di vita. Ancora. Ancora di più, se è possibile. Passano i mesi e arriva un’altra gravidanza: Francesco, il nome prescelto. Tutti gli amici, sempre di più intorno a loro, hanno gioito per la notizia e per la speranza di Chiara ed Enrico verso la vita. E finalmente tutto va per il meglio: le ecografie confermavano la salute del bimbo che cresce forte e sano. Ma al quinto mese arriva una nuova croce. A Chiara viene diagnosticata una brutta lesione della lingua e dopo un primo intervento, i medici le dicono quello che non avrebbero mai voluto dirle: ha un carcinoma. Nonostante questo, Chiara ed Enrico hanno combattuto ancora, uniti, forti, insieme per difendere il loro Francesco. Non hanno avuto dubbi e hanno deciso di portare avanti la gravidanza mettendo a rischio la vita della mamma. Chiara, infatti, solo dopo il parto si è potuta sottoporre a un nuovo intervento chirurgico più radicale e poi ai successivi cicli di chemio e radioterapia.
Mesi difficili. Durissimi. Lo sa bene Gianluigi De Palo, che prima di essere l’assessore alla Famiglia del Comune di Roma, è uno loro amico. «Hanno affrontato queste prove con il sorriso e con un sereno affidamento alla Provvidenza - ha scritto ieri sul suo profilo Facebook - Ho parlato più e più volte con Chiara ed Enrico di come in tutte queste prove mai si son lasciati sconvolgere, ma solo hanno accettato la volontà di Colui che non fa nulla per caso».

Chiara non ce l’ha fatta. Mercoledì a mezzogiorno il suo cuore ha smesso di battere e combattere contro una malattia che non le ha lasciato scampo. Resta Enrico. Il suo amore per il piccolo Francesco. E le parole di Chiara, in un video su youtube («testimonianza di Enrico e Chiara») che in un giorno ha fatto registrare circa 500 condivisioni.
«Il Signore ha sempre qualcosa di diverso per noi. Non tutto va come noi pensiamo - racconta Chiara ad un microfono - Avevo visto con la dottoressa, attraverso l’ecografia, che la scatola cranica della nostra bambina non si era formata. Anche se lei si muoveva perfettamente, per lei non c’erano possibilità. Io non me la sentivo proprio di andare contro di lei, mi sentivo di sostenerla come potevo, e non di sostituirmi alla sua vita. Ora non sapevo come dirlo a mio marito. Ho passato una notte terribile, e ho detto: «Signore, mi vuoi donare questa cosa, ma perché non me lo hai fatto scoprire insieme a mio marito? Perché mi chiedi di dirglielo?».

E ancora: «A quel punto ho pensato alla Madonna, che anche a lei il Signore aveva donato un figlio e gli aveva chiesto di annunciarlo a suo marito. Anche a lei il Signore aveva donato un figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vedere morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito, e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere. Ma già avviene il primo miracolo: il momento in cui lo dico a Enrico è stato un momento indimenticabile. Mi ha abbracciato e mi ha detto: «E’ nostra figlia e la terremo così com’è». Nonostante tutto è stata una gravidanza stupenda, in cui abbiamo potuto apprezzare ogni singolo giorno, ogni piccolo calcio di Maria è stato un dono. Il figlio dona la vita alla madre... Il parto è stato naturale, veloce e indolore. Il momento in cui l’ho vista è un momento che non dimenticherò mai. Ho capito che eravamo legati per la vita. L’abbiamo battezzata, ed è stato il dono più grande che il Signore potesse farci».
Domani i suoi amici, chi ha fede e chi non la ha, saluteranno per l’ultima volta Chiara, la sua forza, il suo amore per la vita. I suoi funerali sono stati fissati alle 10,30 nella chiesa di Santa Francesca Romana, all’Ardeatino.

Fonte: Il Messaggero

 

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.


USA: Trenta rabbini a New York per la Sinfonia di Kiko Argüello

 

Il prestigioso auditorium Avery Fisher Hall di New York, ha visto, lo scorso 8 maggio, l'Orchestra e il Coro del Cammino neocatecumenale esibirsi nella Sinfonia che vuole rendere omaggio alle vittime della Shoah, l'Olocausto degli ebrei. “A Symphonic Homage Prayer: Una Preghiera Sinfonica di Omaggio” è, infatti, il titolo di questa celebrazione in cui la Parola di Dio si è intrecciata con la musica, attraverso la lettura del profeta Ezechiele, del Vangelo di Luca e il sottofondo della Sinfonia "La sofferenza degli innocenti". L’opera - riporta l'agenzia Zenit - è stata eseguita davanti a 3.000 persone, la maggior parte ebrei, tra cui più di 30 rabbini e circa dodici vescovi e autorità civili. Nel pubblico, inoltre, si contava la presenza di numerosi sopravvissuti all'Olocausto e delle loro famiglie. "La sofferenza degli innocenti" è stata composta da Kiko Argüello, iniziatore del Cammino neocatecumenale, ed è stata eseguita da un coro e un'orchestra di 180 professionisti, provenienti da questa realtà ecclesiale. La composizione musicale è nata davanti "alla realtà di scandalo di tanti innocenti che oggi portano i peccati degli altri", ha dichiarato Kiko all'agenzia Zenit ed è stata creata, “tenendo come punto di riferimento la profezia di Simeone alla Vergine: Una spada le avrebbe trafitto l'anima nel vedere la morte di suo Figlio sulla croce”. Questa celebrazione sinfonico-catechetica è una delle nuove iniziative del Cammino neocatecumenale che ha come obiettivo costruire ponti con il popolo ebraico, dal momento che molti ebrei, per loro stessa affermazione, si sono sentiti identificati con la musica e il messaggio che essa veicola. Dopo aver fatto tappa in diversi luoghi di tutto il mondo – Madrid, Parigi, Galilea, Betlemme e Gerusalemme - la Celebrazione ha, quindi, raggiunto con successo anche alcune importanti città degli Stati Uniti. La celebrazione dell’Avery Fisher Hall è iniziata con due dei più importanti rabbini della città di New York: il rabbino Greenberg e Rabbi Rosenbaum, che hanno offerto un saluto e guidato un momento di preghiera. Subito dopo, Kiko Argüello è stato presentato a tutti da David Rosen, rabbino e direttore dell'American Jewish Committee, assessore per gli Affari interreligiosi del Gran Rabbinato di Gerusalemme e responsabile per le relazioni con la Santa Sede. Prima dell’esibizione dell'Orchestra sinfonica, Kiko ha spiegato l'origine della sinfonia e l'importanza della sofferenza degli innocenti nella propria vita spirituale. L’iniziatore del Cammino ha raccontato, infatti, quando da giovane andò a vivere tra i “poveri più poveri” delle barracche di Palomeras Alta a Madrid, dove, tra l’altro, nacque la realtà ecclesiale del Cammino neocatecumenale, ai tempi del Concilio Vaticano II. L'evento è proseguito poi con le parole del rabbino Rosen, che ha confermato, ancora una volta, “il riconoscimento che il popolo ebraico trova nel Cammino neocatecumenale per la riconciliazione e l'amicizia con la Chiesa”. Uno dei momenti più emozionanti della serata è stato l’esecuzione dell'Orchestra e del Coro della preghiera dello Shema Israel, che tutti i partecipanti, di cui molti in lacrime, hanno accompagnato con il canto. La celebrazione si è conclusa ancora con il canto di un prestigioso coro ebreo e con la preghiera in memoria delle vittime dell'Olocausto. In tutto questo tempo, il Cammino neocatecumenale ha ricevuto numerose manifestazioni di affetto e di sostegno per questa iniziativa a New York e nelle altre città degli Stati Uniti che ha toccato, come Boston e oggi Chicago. Molte di queste provengono da rabbini e dagli stessi ebrei che vedono come questo possa essere un supporto importante e un passo avanti delle relazioni tra il popolo ebraico e la Chiesa cattolica. (A.D.J.)

Fonte: Radio Vaticana

Stampa
PDF

Cristo ha detto: quando il mondo vi odierà dovrete pensare al fatto che ha odiato me prima di voi (Gn 15,18). Queste parole portano un’attualità del tutto speciale al giorno d’oggi, quando in tutto il mondo molti sparano a zero sull’Ungheria – evidenzia nel suo scritto il vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest, János Székely.

Qual’è la vera ragione di questo odio? Il vero motivo è che l’Ungheria si è schierata con certi valori umani fondamentali che oggi molti vorrebbero distruggere. Il Parlamento ungherese ha dato al paese una Costituzione che inizia col nome di Dio (nel Preambolo) e che afferma che la vita del feto deve essere tutelata sin dal suo concepimento (Libertà e responsabilità, II), che l’Ungheria difende l’istituzione del matrimonio, inteso come alleanza di vita tra un uomo ed una donna (Fondamenta, L). La Costituzione dichiara inoltre che la famiglia è la base della sopravvivenza della nazione e che la grandezza delle imposte deve essere stabilita con riguardo alle spese dell’educazione dei figli (Libertà e responsabilità, XXX). Certamente a molte persone nel mondo non piace questa chiara definizione di questi valori umani fondamentali,

Inoltre, il Governo ungherese ha imposto una tassa povvisoria sulle banche. Ciò incute angoscia nei signori del mondo delle finanze che l’esempio possa diventare contagioso.

Questo è il vero motivo degli attacchi contro l’Ungheria. Certamente esso non viene nominato, al suo posto vengono elencate accuse di minore peso. Una di tali accuse è la legge sulle chiese. Lo scopo di questa legge era togliere lo status di chiesa alle cosidette chiese-business. In Ungheria, infatti, non come in molti stati europei, le istituzioni di insegnamento, di sanità e di cura sociale gestite dalle chiese hanno un finanziamento pari a quelle gestite dallo Stato, siccome offrono a cittadini assolutamente simili il servizio di insegnamento o di cura. Perciò nell’Ungheria si sono costituite tante pseudo-chiese con lo scopo esclusivo di ottenere il sostegno statale. La nuova legge sulle chiese cambia questa situazione. Circoscrive in maniera più puntuale le condizioni, in base alle quali una comunità può ottenere lo status di chiesa (almeno mille membri, almeno 20 anni di presenza in Ungheria). Le comunità che non ottengono questo status, potranno portare avanti la propria attività tranquillamente, ma non riceveranno un sostegno per le loro istituzioni.

Certamente anche il Parlamento e il Governo dell’Ungheria hanno commesso degli errori nel corso della loro attività. Così per esempio, alcuni punti della legge sui mass media (più tardi cambiati), o nel caso della legge sulla Banca Nazionale, alcune modifiche probabilmente inutili, hanno dato motivo per gli attacchi. Allo stesso modo sarebbe stato più opportuno stipulare un accordo con le banche ancora prima di concedere ai cittadini la possibilità di liberarsi dai debiti a prezzi scontati.

Il motivo dell’attacco all’Ungheria non è però questo, ma i valori fondamentali i quali vengono rappresentati dal paese. Il Parlamento attuale deve far valere, in maniera responsabile, la maggioranza di due terzi con cui gli elettori lo hanno incaricato ad agire. Questa responsabilità ed opportunità devono essere messe in atto con umiltà e perspicacia. Gli attacchi esterni conviene respingerli tranquillamente, a volte con abilità. Il deposito in valute della Banca Nazionale ammonta a quasi la metà del debito estero ed esso potrà essere utilizzato da essa in caso necessario per finanziare il pagamento dei debiti. Ciò significa anche che il paese potrà resistere per un certo tempo anche in forte vento contrario.

Avviene spesso nella storia che quando appare la luce, appare anche, contrapposta ad essa, l’oscurità. Auguro a tutti noi di essere i figli della vera Luce, i costruttori di un mondo più vero e più umano.

János Székely, vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest

Scegli la Lingua

Italian Arabic Bulgarian Chinese (Simplified) Chinese (Traditional) English Filipino French German Greek Hebrew Hungarian Indonesian Japanese Korean Norwegian Persian Polish Portuguese Romanian Russian Spanish Swedish Turkish

Ultimi Commenti